Alice B.

Nel 1979, precisamente a dicembre, una persona che mi conosce e mi vuole molto bene, mi regalò un libro strano. Non è proprio "il libro di cucina" anche se si intitola così; è più una sorta di diario di bordo (nel senso della vita). Personaggi "famosi" e strampalati incontrati durante la sua convivenza di quasi quarant'anni con un'altra donna. E si, sto parlando di una coppia assai intrigante: Alice B. Toklas (dove B. sta per Babette e sarà solo una simpatica coincidenza?!) e Gertudre Stein. Sicuramente situazioni e salotti del tutto invidiabili: da Picasso a Mallarmè, passando per Hemingway, è certo che ne "risentisse" anche la tavola e quando Gert morì, Alice scrisse questa chicchina piena di osservazioni, oltre a ricette interessanti e loro attribuzioni
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Non più di forma "arricciata", come erano un tempo a imitazione delle babbucce dei sultani (e anche se non fosse vero, è carino), i ricciarelli viaggiano dal medioevo.

Nel 1891 viene pubblicata la prima edizione del fondamentale volume "La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene" di Pellegrino Artusi, primo esempio di ricettario della tradizione gastronomica nazionale e la ricetta n. 629, dedicata alla lavorazione del prodotto in questione, reca nel titolo la denominazione "Ricciarelli di Siena".
La sua diffusione, si ha a partire dai primi del '900 grazie alla nascita di alcune aziende che sono tuttora presenti e, all'aumento dei turisti nella città di Siena dal secondo dopoguerra in poi. La richiesta di ricciarelli e panforti, aumentò così tanto che nel 1950 erano presenti in città oltre venti aziende.
Il Ricciarello di Siena IGP (nel marzo del 2010 ha finalmente ottenuto: l'indicazione geografica protetta), si ottiene dalla lavorazione di un impasto a base di mandorle, zucchero, albume
Sapore di pasta

"Marinetti dice Basta, messa al bando sia la pasta. Poi si scopre Marinetti che divora gli spaghetti."

So già che quando leggerete le dosi per questi taglierini, scuoterete la testa, sopraffatti da immagini inquietanti di eserciti di colesterolo e altre diavolerie......
Ma, come a volte sfugge, non è che si mangian tutti giorni determinate cose, è ovvio che siano "apparecchiature particolari" alle quali però non è male saper rispondere con una certa
Musica in cucina e a tavola
Questa ricetta è legata al patè di fegato e la trovate cliccando QUI . Cucinarla può essere una buona scusa per preparare anche questo piatto e il nostro filetto riveduto e corretto suona cosi:
un filettino di vitella a persona leggermente infarinato (usate farina bianca, maizena )
burro chiarificato per far rosolare la carne (ora lo trovate comunemente anche nella grande distribuzione)
sale e pepe
per bagnare e fare la salsa un po di sauternes (si trovano le 1/2 bottigline anche nei supermercati) ma la nostra Marsala secca va benissimo
una fetta di patè per filetto
Una generosa spolverata di fette di tartufo, è cosa da non trascurare...

I filetti tagliati un pò altini, andrebbero legati (operazione per nulla boriosa, la carne rimane nella sua forma più compatta si lavora meglio e cuoce uniforme) e
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