Bastano pochi minuti per fare questa specie di croccante, adatto come guarnizione ad un altro dolce o da mangiarsi da solo. Ha l'aspetto un po' tartarughesco, è crettato, ma anche molle. Dalla quantità di cottura dipende la sua croccantezza, per cui vi scrivo qui sotto, tempi solo indicativi e per una teglia di circa 20 per 30:
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Questa la mia ricetta, per biscotti semplici e croccanti, buoni e sicuramente aiutati a diventar famosi dal nome. Comunque sono facili e veloci a farsi, si recuperano le chiare avanzate dai taglierini, o da altre ricette; si possono impreziosire a piacere......e recuperare, se capita, l'ora del te:
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Di dolci al cioccolato e relative ricette, se ne trovano a bizzeffe e non solo di dessert. Il cioccolato è ri/entrato a pieno titolo nella cucina, con tutti gli onori.
Anche in questo caso la notorietà ha portato con se, alcune "distorsioni" e "credenze", senza fondamento.
Si sono provati abbinamenti solo apparentemente nuovi (il cioccolato nella storia della cucina è già ampiamente usato in varie pietanze), e si è riusciti a far diventare "alla moda" un certo suo uso, valendosi anche della grande distribuzione, meritevole di elargire "possibilità di acquisto" ai più, alimentando il mito del cioccolato d'autore.
Che manipolare la cioccolata e sua produzione, sia in tutti i sensi, un'arte, è per me solo la vera verità, e il riconoscimento di questa "arte", paga l'ingegno e l'impegno, di chi lo " lavora". Io

I fagioli freschi........che bellezza: dalla zuppa lombarda, ai maltagliati.....a fagioli e cipolla, fagioli e salsicce, fagioli e aringhe, fagioli e tonno.....già i fagioli col pesce, con i gamberi per esempio. Ma anche leggerezza....fiori, ma oltre la "fragilità"... non dentro una scodella ... nemmeno la pappina ... allora?... ti decidi?... si, faccio il tortino di cannellini, in crosta di fiori di zucca e gamberi, e son sicura che "mi va a fagiolo", oppure mi "cade a fagiolo", e ancora mi "capita a fagiolo"...
Questo per ricordare come La Toscana sia terra di grandi tradizioni sulle tecniche di coltura dei fagioli, tanto da ritrovarli nei modi di dire del suo dialetto, e sempre in chiave positiva. Del resto è dal 1532 che si coltiva in Toscana e a Firenze, scatenando l’entusiasmo di popolani e signori, tanto che nel 1533 Alessandro de’ Medici, li donò a Caterina, quando si sposò con Enrico II di Francia.
E così i fagioli che comparvero sulle tavole dei banchetti e nel 1850, al Mercato di Firenze, in commercio si trovavano diverse qualità di fagioli divise in : fagioli bianchi (i più cari), fagioli